Maria Beatrice Toro

Psicologa Psicoterapeuta

Una sintesi sull’Adultescenza

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 24 gennaio 2012

Nel video gli interessanti interventi di psicologi e giuristi sul tema dell’Adultescenza.

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Bambini “difficili”: patologia o normalità?

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 5 gennaio 2012

clicca su TV2000 per vedere l’intervista all’interno del programma “Nel cuore dei giorni”. Si parla di bambini “difficili”, che si comportano in modo impulsivo, distinguendo le situazioni in cui si tratta di piccoli problemi comunicativi da quelle patologiche.

Fondamentale, sempre, considerare l’elemento dell’autostima del bambino e favorire il suo sviluppo attraverso alcune semplici regole.

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Obesità infantile: quali effetti sull’autostima e le relazioni?

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 18 novembre 2011

 

Su TV2000, nella trasmissione Nel Cuore dei Giorni Fabio Bolzetta affronta il tema dell’alimentazione e dell’obesità non solo per quanto riguarda gli adulti, ma anche nei bambini e negli adolescenti. In studio assieme alla nutrizionista Gigliola Braga c’è anche Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta.

In Italia i risultati di un’indagine promossa dal Ministero della Salute indicano che all’età di 9 anni in città campione di Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Campania, Puglia e Calabria il 23,9% dei bambini è in soprappeso ed il 13,6% è obeso. Anche questa indagine conferma la più elevata prevalenza di obesità nelle regioni del sud (16% a Napoli) rispetto al nord (6.9% a Lodi).

Lo stato di obesità incide negativamente sull’immagine di sè e sull’autostima del bambino, che non si sente all’altezza dei suoi coetanei nè di come vorrebbe essere. Tra i bambini, sempre più precocemente, circolano commenti sul peso e la forma corporea. Un confronto molto competitivo su questi temi si radica già al tempo della scuola elementare ed emergono categorie quali “vincente”, “perdente”, “successo”, “fallimento”, laddove alla grassezza è attribuito un pesante disvalore. Dal punto di vista psicologico il bambino obeso incamera emzioni negative quali vergogna e tristezza: semi negativi che possono dare i loro frutti nelle età successive, specialmente durante l’adolescenza.

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Adolescenza: una nuova dimensione della vita

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 18 ottobre 2011

Un contributo editoriale curato da Maria Giovanna Ruo e Maria Beatrice Toro, frutto di anni di ricerca, che ci pone davanti ad un fenomeno del tutto sconosciuto fino a pochi anni fa: “l’adultescenza”, termine che sta ad indicare una modifica dei comportamenti nelle relazioni famigliari. “L’adultescente è colui che cronologicamente è adulto ma ha un’identità immatura e mette in atto dinamiche e comportamenti tipici dell’adolescente”. In riferimento all’“adultescenza” i dati ci inducono a parlare non di una escita esponenziale di questo fenomeno. Narcisismo, litigiosità, instabilità, mancanza di autocontrollo, attaccamento alla famiglia di origine, sono tutte sintomatologie caratteristiche tipiche dell’“adultescenza”.

Nel libro, scritto a più voci, con il contributo di sociologi, psicologi, ma anche antropologi e giuristi, vengono tracciati i tratti tipici dell’adolescente e dell’adulto e le rispettive modalità relazionali, nella società contemporanea, evidenziandone le differenze con le culture tradizionali. Viene infine lanciato un interrogativo che è un po’ il motivo di essere del libro: questo procrastinarsi dell’adolescenza è una regressione o una nuova forma di normalità?

Secondo la Psicologa Maria Beatrice Toro: La ricerca psicologica ha evidenziato nelle giovani generazioni numerose diffica crescere e ad assumere ruoli affettivi adulti e stabili. Non è un caso che i disturbi comportamentali ed i disagi mentali siano in così forte crescita soprattutto nella fascia d’età 0-18. Nell’età adulta, poi, la difficoltà principale è rappresentata dal non riuscire a essere genitori, nel senso che gli “adultescenti” non sanno porsi come riferimenti autorevoli per i figli, essendo loro stessi fragili e precari. Nella valutazione e sostegno alla “genitorialità fragile” si può intervenire in modo integrato, coinvolgendo, quando le crisi diventino gravi e patologiche, specialisti “della psicologia clinica e dello sviluppo, della neuropsichiatria infantile, della psicologia della famiglia, della psicologia sociale e giuridica e della psichiatria forense”.

Il testo si avvale del contributo di autorevoli esponenti di diverse discipline. Hanno partecipato alla realizzazione della pubblicazione:

Simonetta Bisi, professore associato di Sociologia, Università Sapienza Roma Tonino Cantelmi, professore di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione, Università LUMSA, Roma, e di Psicopatologia, Università Gregoriana, Roma; direttore scientifico SCINT e ITCI Paolo Cianconi, medico specialista in psichiatria, psicoterapeuta, antropologo, C.C. Regina Coeli, Roma Anna Di Loreto, avvocato del Foro di Roma, Vice Presidente dell’Associazione CamMiNo- Camera Minorile Nazionale e responsabile del settore penale Antonella Florita, avvocato del Foro di Roma, componente del Comitato Direttivo di CamMiNo- Camera Minorile Nazionale Marco Grazioli, avvocato del Foro di Roma, Direttore del Centro per la tutela delle Relazioni Familiari della Provincia di Roma Roberto Ianniello, giudice del Tribunale per i minorenni di Roma, componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione Italiana dei magistrati per i Minorenni e la Famiglia Loredana Petrone, psicologa, psicoterapeuta, cattedra di Medicina legale e medicina sociale, Università Sapienza, Roma Laura Rossi, psicologa, psicoterapeuta, Roma Ugo Sabatello, professore di Neuropsichiatria infantile, dipartimento di scienze psichiatriche, neurologiche e riabilitative dell’età evolutiva, Università Sapienza, Roma; responsabile UOS “Psicoterapia di bambini, adolescenti e genitori”; psicoanalista AIPsI-IPA Daria Venturini, dottoressa in Antropologia, Roma Anna Laura Zanatta, sociologa, già professore associato di Sociologia della famiglia presso l’ Università Sapienza, Roma

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Sentenza della Cassazione: l’iperprotezione danneggia il minore

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 12 ottobre 2011

Come si può leggere sul Messaggero del 12 ottobre, l’eccesso di cura può essere considerato un reato.

La Corte di Cassazione ha infatti confermato la condanna di una madre iperprotettiva che ha, secondo i giudici, commesso un reato al pari di altre forme di abuso. Dal punto di vista psicologico la Dott.ssa Maria Beatrice Toro precisa che “l’ipercura provoca nel bambino lesioni e limitazini dal punto di vista fisico, cognitivo, emotivo”.

Oggi, peraltro, sono più frequenti i casi di ipercura rispetto alla trascuratezza. Anche se non vengono commessi reati veri e propri, l’iperprotettività è un comportamento genitoriale da considerarsi comunque nocivo, non permettendo al bambino di esplorare l’ambiente, e di incontrare gli eventuali ostacoli e le difficoltà che gli consentano di mettersi alla prova e trovare soluzioni.

Si tratta di un’attività che stimola la capacità di pensare, allenando la mente del bambino.

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I disturbi alimentari nel web: la dea ANA

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 1 settembre 2011

Maria Beatrice Toro interviene su “l’insostenibile peso del corpo: l’anoressia al tempo di Internet”. Poichè  la magrezza equivale oramai di fatto a una forma di potere e successo, oggi l’anoressia non viene più vissuta come patologia da molte ragazze, che seguono questo modello alimentare come uno stile di vita affascinante, trendy, sexy. Per riuscire a digiunare guardano on line immagini eteree che servono da incentivo; si confrontano,  competono, invocano un simbolo, la dea Ana, seguono i suoi “comandamenti”: essere magri è più importante che essere sani, se non sei magra non sei attraente, se mangi ti devi punire, non mangiare è simbolo di autocontrollo. L’estremismo è una caratteristica dell’anoressia ai tempi della tecno liquidità: 1 ragazza su 10 si ispira ai siti pro anoressia, peggiornado lo stato del suo disagio psichico.

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Il difficile mestiere dell’umanità tecno liquida

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 16 giugno 2011

In un bell’articolo Piera Lombardi riprende i diversi temi toccati nel convegno “la psicologia e le sfide della modernità”.  http://www.atlantidezine.it/il-difficile-mestiere-dell’umanita-tecno-liquida.html. Di seguito un estratto.

 La società tecno-liquida, nata dal connubio tra la tecnologia e il divenire convulso, peculiare della post-modernità che fa terra bruciata di tutto (liquidità teorizzata dal sociologo Zygmunt Bauman), ha i suoi imperativi. Li ha esposti lo psichiatra Tonino Cantelmi nel corso del convegno ‘La psicologia e le sfide della modernità’ che si è  svolto all’Ateneo pontificio Regina Apostolorum di Roma dove il medico ha la cattedra di Psicopatologia. “Il narcisismo del terzo millennio- ha spiegato Cantelmi – si declina in un modo un po’ diverso da quello descritto dai libri.

Facebook è la tua vetrina, hai la tua ‘fotina’, il tuo cartellone, lontano da ciò che sei tu. Rappresenta noi stessi in modo diverso da ciò che siamo”. Non è un caso che gli psichiatri americani in fase di elaborazione del DSM 5, (il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, la ‘Bibbia’ della salute mentale), stiano pensando di derubricare il narcisismo: “non è forse la migliore forma di adattamento alla società tecno liquida?”, ha commentato ironicamente Cantelmi.

I mezzi di comunicazione e tecnologici condizionano pesantemente la vita affettiva di ciascuno, ma più vulnerabili di tutti sono bambini e adolescenti. La psicologa e psicoterapeuta Maria Beatrice Toro, ha posto l’attenzione su ‘l’insostenibile peso del corpo: l’anoressia al tempo di Internet”. Un’altra delle nefaste equazioni della tecno liquidità, infatti, è che magrezza equivalga a potere, successo. Magari anche l’anoressia a breve sarà depennata dalle patologie visto e considerato che sempre più ragazze la promuovono come stile di vita; e quale migliore vetrina per farlo se non Internet? Il fenomeno, avverte la psicoterapeuta, è ‘vecchio’, conosciuto da almeno di 15 anni, da noi un po’ meno: proliferano siti e blog dove “si sponsorizza l’anoressia come uno stile di vita o come una religione con una sua divinità e un suo credo”. La divinità è la dea Ana che richiede una serie di rituali in nome di rivelazioni che fa alle adepte, nonché comandamenti da seguire: essere magri è più importante che essere sani, se non sei magra non sei attraente, se mangi ti devi punire, non mangiare è simbolo di autocontrollo. “Fino ad arrivare a dove? Quando ti puoi fermare? Alla morte. Il nichilismo è un’altra caratteristica della tecno liquidità”. Al momento tramite polizia postale in Italia si possono chiudere i siti pedopornografici (la pedofilia è un reato), ma non quelli inneggianti all’anoressia (è una malattia, non un reato).  La buona notizia è però che fioriscono altrettanti siti  pro vita o pro recovery: luoghi virtuali in cui le ragazze che si stanno curando dall’anoressia invitano le altre a farlo.

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La psicologia e le sfide della modernità-il fenomeno pro ana

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 11 giugno 2011

Oggi 11 giugno 2011 si svolge a Roma, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum il convegno La Psicologia e le sfide della modernità – organizzato dall’Atenepo con la partecipazione di ITCI e SCINT, Scuola di Speicailizzazione in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale. La dott.ssa Toro interviene con alcune considerazioni sui blog pro anoressia.

Oggi dati scientifici (Università di Haifa, Israele) ci dicono che le utilizzatrici di questi siti compromettono ulteriormente la loro salute: le anoressiche on line peggiorano il loro stato fisico, si ossessionano nel confronto e nella competizione. La loro autostima ne esce danneggiata.

Le ragazze Pro Ana sanno benissimo di esser disapprovate e tale attenzione negativa, la condanna sociale, le rende apparentemente fiere della loro diversità, poiché si sentono accomunate, come un’elite esoterica di iniziate che le “non iniziate” criticano solo perché non capiscono, o , peggio, non riescono a essere magre.

Di fronte di tutto questo, si può solo sembrare degli ingenui sostenendo che chiudere questi siti sia un modo per risolvere il problema. Diffondiamo dunque i dati di ricerca, mostriamo che nessuno si è ammalato leggendo un blog, ma leggerlo, indubbiamente, fa male. E interessiamoci anche a un nuovo fenomeno:  i siti pro recovery, ovvero a favore del recupero da anoressia e bulimia. Siti informativi, blog che mischiano storie personali e considerazioni terapeutiche. Qui non si leggono rabbia e disapprovazione, ma indicazioni utili e aggiornate, ad uso di ragazze che possono esprimere, utilmente, la loro voglia di fare comunità on line.

MODERATORE del Convegno:
Dr. Ruggero Di Biagi

Relazioni:
Vita Affettiva e società tecno liquida Prof. Tonino Cantelmi, L’insostenibile peso del Corpo: l’anoressia ai tempi di Internet D.ssa Maria Beatrice Toro,Il Corpo ingombrante: l’obesità Dr. Antonio Sarnicola,Dalla Dipendenza affettiva alla trappola della ipersessualizzazione moderna D.ssa Michela Pensavalli,Ipersessualizzazione dei Media: meccanismi patologica Dr. Daniele Mugnaini, La Vita Consacrata e le sfide della modernità liquida: il contributo della psicologia Prof. German Sanchez

 

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Terremoto 11 maggio 2011: una psicosi collettiva?

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 9 maggio 2011

Nonostante le rassicurazioni degli esperti, si diffonde a Roma la paura per un presunto terremoto che dovrebbe aver luogo in data 11 maggio 2011. Ma quali sono i meccanismi che possono far scattare la psicosi collettiva? Di seguito l’intervista di Barbara Cataldi Tassoni alla Dott.ssa Maria Beatrice Toro, pubblicata oggi sulla rivista on line ilsalvagente.it. “Nell’epoca dei new media, l’informazione è svincolata da qualunque vaglio scientifico. Il criterio con cui si selezionano le notizie non è la loro veridicità, ma quanto siano state condivise”: a parlare è la psicologa e psicoteraupeta Maria Beatrice Toro, direttore didattico della Scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo interpersonale (Scint). Così una notizia che evoca un disastro, più volte ripetuta, contagia le persone più suggestionabili, l’ossessione si diffonde e, alla fine, un evento seppur incredibile diventa plausibile.

Ma perché nell’ultimo decennio le notizie di disastri e finimondi hanno così tanto successo? Secondo la psicologa romana alla base dell’ansia del XXI secolo c’è il senso di precarietà che permea le nostre esistenze e ci rende tutti più patologici e fragili. “Vivere nella precarietà significa non aver più nessun riferimento, significa sapere di non poter contare su famiglia, lavoro, Stato, significa sentirsi soli e in balia degli eventi”. Di fronte a una notizia che ci spaventa, allora, non siamo più capaci di rispondere con la ragione: restiamo attoniti, anzi perplessi.

Non sappiamo più gestire le notizie. “La perplessità è la risposta cognitiva che indica il fallimento della capacità di dare significato. Di fronte a ciò che ci capita avremmo bisogno di ragionare per decodificare gli eventi. Ma di fronte alla cosidetta “information overload”, cioè di fronte al bombardamento di informazioni che subiamo, non siamo più in grado di gestire le notizie, siamo costretti a restare in superficie e ci sentiamo perplessi”.

Ci sono persone in preda al panico. Ma chi sono le persone che più rischiano di essere terrorizzate dalle notizie catastrofiche, come quella del sisma a Roma? “Tutte le persone con carattere fobico, tendenzialmente ansiose, che amano avere tutto sotto controllo e non gradiscono gli imprevisti. Ma quelle che più rischiano di essere travolte da una notizia del genere sono le persone con fragilità psicologiche. Ho pazienti con psicopatologie fondate su disturbi d’ansia e di fobia che sono state letteralmente prese dal panico”, conclude la psicologa.

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Disturbo borderline e abuso sessuale infantile

Pubblicato da Maria Beatrice Toro su 8 aprile 2011

Lo sviluppo di una patologia borderline si associa spesso a maltrattamento, trascuratezza, abuso infantile: i soggetti che hanno affrontato nell’infanzia tali gravi esperienze si rappresentano le altre persone come potenziamente ostili, o, in alternativa, possono idealizzare qualcuno all’inizio di un legame per poi svalutarlo o percepirlo come persecutorio. E’ il “triangolo drammatico”, nel quale i ruoli di salvatore, persecutore e vittima vengono alternativamente ricoperti da sè e dall’altro, in una relazione molto carica dal punto di vista emotivo e difficilmente gestibile.

L’abuso sessuale, dunque (specialmente se avviene in famiglia, luogo che dovrebbe poter essere il più sicuro), può produrre molti problemi psicologici, che colpiscono l’identità profonda della persona e le sue relazioni. Si tratta di problemi di lunga durata e di difficile risoluzione spontanea nel corso della vita. Molti, infatti, sono i processi mentali inficiati dall’abuso sessuale infantile: il primo e più evidente è la ferita dell’autostima, per cui la persona sente di aver scarso valore, poichè è stata tradita e maltrattata, trattata come una cosa da nulla. La vittima può anche colpevolizzarsi per quello che le è successo sentendosene, in fondo, responsabile. Questo dà luogo a sentimenti di indegnità personale e disistima di sè. Altre conseguenze possono essere ansia, depressione, inibizione della sfera sessuale.

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